Innovazione a misura di piccola impresa

Quello dell'innovazione tecnologica non è un mondo per piccoli. La rete d’impresa come emblema del cambiamento organizzativo.

 

A cura di Carlo Pignatari, Esperto di Innovazione, Imprenditore facente parte della Rete di Imprese Teamreti Italia

 

Quando si parla d’innovazione, la mente va alle grandi scoperte tecnologiche: macchine senza pilota, elaboratori con capacità di calcolo crescenti in modo esponenziale, molecole capaci di rivoluzionare la nostra esistenza. Storico in tal senso è il caso di Xerox che già agli inizi degli anni ’70 costruì lo Xerox PARC (Palo Alto Research Center Xerox) dove operavano molti dei più grandi ricercatori dell’epoca e che a fronte di generosi finanziamenti fu l'incubatore di svariati componenti dei moderni computer come il mouse, le stampanti laser, i computer desktop, e le reti Ethernet.

Si tratta di esempi frustranti per una micro o piccola impresa. Sono, infatti, per lo più il frutto di grandissimi investimenti in ricerca dei quali soltanto una piccola parte si traduce, poi, in prodotti che possono essere effettivamente lanciati sul mercato per portare un beneficio economico per ripagare gli investimenti inziali. Non è un caso che anche per lo Xerox PARC i benefici commerciali furono colti spesso da altre imprese come dalla Apple Computer che dopo averne migliorato l’usabilità trasformò il mouse visto a Palo Alto nel successo commerciale che oggi tutti conosciamo.

Gli investimenti in innovazione, si collocano in sintesi su di una dimensione e su di una scala temporale che mal si adattano a quelle di una piccola impresa costretta a eccellere nel breve e potendo contare solo su risorse scarse.

L’innovazione a misura di PMI

Accanto all’innovazione tecnologica, tuttavia, ne esiste un altro tipo che è molto più a portata della piccola impresa perché come unico investimento iniziale richiede la capacità di pensare fuori dagli schemi: l’innovazione organizzativa.

Questa tipologia d’innovazione è talmente a misura di quotidiano che tutti quanti la possiamo sperimentare quando, in mezzo al traffico, ci troviamo a affrontare una rotatoria e la compariamo con l’incrocio tradizionale.

Da tempo immemore l’uomo ha avuto il problema di fare intersecare due flussi che viaggiano in direzione tra loro perpendicolare. Il problema relativamente risolvibile finché si viaggia a piedi o in carrozza è diventato drammatico con l’arrivo delle automobili, della velocità e dell’aumento del numero dei veicoli in circolazione.

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Figura 1: Alberto Sordi alle prese con il problema della regolazione del traffico ne 'Il vigile' di Luigi Zampa, 1960

 

La prima risposta è stata quella dell’intervento umano. Finché il problema era relativamente circoscritto a poche grandi città e a pochi punti caldi all’interno di queste, vi era la figura del vigile urbano che interveniva per gestire il traffico e favorirne lo scorrimento.

Con l’aumentare del numero di vetture in circolazione diventa impensabile avere una  persona a ogni incrocio. Si studia così il semaforo come soluzione di tipo tecnologico. In questo caso è un apparecchio meccanico che opportunamente programmato definisce le regole e in modo alternato attribuisce il diritto di impegnare l’incrocio. 

A parte da fine anni 60 in Inghilterra, anni 80 in Francia e, buon’ultima, negli anni 90 in Italia si afferma la rotatoria come soluzione radicalmente diversa per affrontare il problema. Invertendo le tradizionali regole, chi ha impegnato la rotatoria ha la precedenza su chi vi deve entrare. In questo modo si allunga la strada a tutti e si rallenta la velocità, ma diminuiscono al contempo i tempi morti e i punti di possibile incontro con un impatto positivo sulla circolazione.

I vantaggi della rotatoria sono ben evidenziati dal grafico dei flussi di traffico che mostra come in particolare si riducano da 32 a 4 i potenziali punti di conflitto in un incrocio, ovvero quei punti utilizzati per valutare la potenziale incidentalitá di un incrocio. Il punto indica lo spazio nel quale i percorsi dei diversi flussi si incrociano, convergono o divergono, sono cioè i punti dove potrebbe avvenire una collisione. 

Soprattutto però sono i dati che testimoniano come il tasso di incidentalità diminuisca drasticamente:

– 40% di collisioni fra veicoli;

– 80% di danni alle persone;

– 90% di danni gravi e mortali;

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 Figura 2: punti di dei conflitto tra i flussi di traffico in una rotatoria e un incrocio

 

Inoltre, si noti come la rotatoria non richiede interventi regolatori esterni quali il vigile o il semaforo, ma dopo avere definito un corollario di regole condivise - chi impegna la rotatoria ha diritto di precedenza-, demanda agli utilizzatori stessi la possibilità di autoregolarsi scegliendo i tempi e le modalità con cui inserirsi nei flussi di traffico.

Oggi è evidente che l’avere ripensato in questo modo le intersezioni abbia portato enormi benefici sul piano economico e sociale, ma la rotatoria non è stata la prima soluzione al problema.  Ideare la rotatoria non è stato una questione di costi, ma quello di affrontare un problema uscendo dagli schemi tradizionali del pensiero. La rotatoria come l’innovazione organizzativa è un modo nuovo di affrontare un problema vecchio. Non richiede investimenti in denaro ma conoscenza dell’argomento, originalità di pensiero, predisposizione al cambiamento e cocciutaggine nel portarlo avanti anche laddove si incontrano le prime difficoltà.

Quello che si chiede alle piccole imprese oggi è questa capacità di affrontare i problemi che vivono e conoscono bene con mente aperta, senza rimanere prigionieri di vecchie logiche e senza arrendersi alle prime difficoltà che sicuramente s’incontreranno allorché si prova a operare in modo nuovo.

Per l’imprenditore tradizionale caratterizzato spesso da grandi capacità tecniche e produttive, ma da scarse competenze organizzative e manageriali,  pensare in modo innovativo alla propria impresa significa sviluppare o addirittura in alcuni casi, attivare processi di marketing o commerciali, significa accrescere il livello di competenze e professionalità interno all’azienda operando in modo sistematico sulla ricerca e selezione del personale, significa definire obiettivi e strategie misurabili per la propria impresa e tanto altro.

 

La rete d’impresa come emblema del cambiamento organizzativo

Pensate però ora alla rete di imprese. Cos’è, se non un nuovo modo di organizzare il lavoro? Si tratta di stare sul mercato e al tempo stesso di potere decidere del proprio lavoro e nella propria azienda senza sottostare a vincoli dettati da altri. Come per la rotatoria si richiede di pensare in modo differente. I vantaggi anche in questo caso sono evidenti: possibilità di risparmiare sugli acquisti, maggiori risorse da investire grazie allo sforzo comune, maggiori competenze e conoscenze da scambiare per consentire a ciascuno di specializzarsi sulle ciò per cui più è portato. Però, come la rotatoria, la rete d’imprese impone in prima battuta uno sforzo e un’apertura verso l’innovazione e il cambiamento. Come la rotatoria per operare in rete non sono richieste risorse economiche maggiori, ma un radicale cambiamento del nostro modo di pensare.

 

Costruire una rete significa definire una strategia comune

Il piccolo imprenditore che ha spesso costruito la sua azienda mettendosi in proprio, dopo avere appreso il mestiere in un’impresa di dimensioni maggiori deve invertire il senso della propria marcia. Storicamente molte delle imprese nascono, infatti, per gemmazione da un’impresa maggiore che spesso, oltre a trasferire competenze, aiutava il neo-imprenditore nei primi passi per la creazione della propria azienda. Il nuovo imprenditore guadagnava in genere in indipendenza oltre che in autostima per il fatto di potere esser finalmente ‘sul suo’. L’impresa più grande si creava un fornitore affidabile cui demandare una quota di rischio pur mantenendone in gran parte il controllo sull’operatività.

Ragionare in un’ottica di rete impone di invertire la tendenza alla disgregazione che era insito in questo processo storico che è alla base della nostra imprenditoria. Laddove la direzione andava dal grande verso il piccolo, dall’uno verso la frantumazione nella piccola o micro impresa, ora si chiede di avviare un percorso contrario.  Già questa sommaria considerazione dovrebbe farci comprendere quanto sia difficile e quanto sia intrinsecamente innovativo fare rete d’impresa.

La rete d’impresa anche se non limita la libertà del singolo in quanto impresa, impone comunque spazi e tempi dove discutere di strategie comuni e modalità di integrazione che non esistevano nel modo di operare tradizionale. Come la rotatoria la rete chiede a ciascuno di fare un po’ più di strada perché alla fine tutti ne traggano beneficio. Chiede di condividere obiettivi e strategie perché se queste sono note a tutti e condivise, ciascuno potrà portare al meglio il proprio contributo.

 

Costruire la rete in modo consapevole

Anche la rete inoltre, come la rotatoria, è un sistema che si auto organizza e che demanda agli utilizzatori medesimi la possibilità di definire le regole nonché i tempi di entrata e di uscita.

Laddove la società tradizionale ha un pregresso che impone prassi di governo ampiamente consolidate, grazie alla sua recente affermazione attraverso l’istituto del contratto di rete, lascia agli attori stessi la possibilità stabilire insieme le proprie regole. Le imprese che partecipano sono anzi espressamente chiamate a impegnarsi per definire obiettivi e livello di ambizione di tali obiettivi.  Si può fare una rete per migliorare un singolo processo o per migliorarli tutti insieme, si può fare una rete per aggiungere un ramo di business a quello delle aziende esistenti o perché la rete comporterà un modo nuovo di ripensare a ciascuna impresa. 

Il cambiamento è radicale perché cambiare il proprio punto di vista sulle cose è spesso altrettanto arduo quanto individuare risorse che non ci sono. Anche l’innovazione organizzativa è pertanto difficile da affrontare, ma non per carenza di risorse, quanto per desuetudine al cambiamento. Per questo spesso è indispensabile che l’innovazione si realizzi in azienda con l’introduzione di nuove figure quali i manager temporanei o i manager di rete, o ancora, occorre avere la possibilità di essere aiutati da esperti della gestione del cambiamento. 

ASSORETIPMI con il suoi oltre 400 manager di rete formati nel corso degli anni  attraverso il Corso per Manager di Rete gestito insieme alla Fondazione Marco Biagi e TEAMRETI ITALIA con il proprio pool di esperti per la creazione di reti d’impresa sono in tal senso una risorsa fondamentale per supportare la nascita e lo sviluppo di reti di successo.

 

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